Descrizione
COMUNE DI GAVIGNANO
Citta’ Metropolitana di Roma Capitale
Festa del 2 giugno 2026: 80 anni della Repubblica italiana
Buongiorno a tutti Care concittadine e cari concittadini, porto il saluto dell’amministrazione Comunale, saluto il nostro Parroco Don Elmer ,il Comandante della stazione dei carabinieri di Gavignano e tutta l’arma dei carabinieri , la protezione civile, la banda qui rappresentata dal presidente Pierluigi, tutte le associazioni presenti e nuovamente tutti voi presenti.
Oggi si celebra l’anniversario della nostra Repubblica, si commemora quel 2 giugno del 1946 quando gli italiani e, per la prima volta le italiane, attraverso lo strumento del voto, decisero la nuova forma di Governo dell’Italia e affidarono all’Assemblea Costituente il compito di scrivere la nuova costituzione.
Il referendum di allora fu il primo passo per la rinascita morale e materiale del nostro Paese. Oggi non stiamo semplicemente celebrando una data sul calendario. Oggi festeggiamo il compleanno della nostra casa comune: l’Italia libera, democratica e repubblicana.
Il 2 giugno del 1946 il nostro Paese si trovava di fronte a un bivio epocale. Uscivamo dalle macerie della guerra, dal dolore profondo delle perdite, dal buio della dittatura. In quel giorno di primavera, milioni di italiani — e per la prima volta le donne — presero in mano una matita. Tra quelle mani, forti e segnate dalla fatica, c’erano anche quelle dei nostri nonni, dei nostri padri e delle nostre madri qui a Gavignano. Immaginiamo la loro trepidazione nell'esprimere quel voto, una scelta che ha cambiato il destino di tutti noi.
Il 2 giugno 1946 le donne votarono per la prima volta e fu anche la prima occasione in cui le donne italiane poterono votare a livello nazionale. E altro che astensionismo: parteciparono in massa. Del resto, non si trattava solo di scegliere una forma di Stato, ma di decidere chi si voleva essere come popolo. Furono 12 milioni le donne che si recarono alle urne: una cifra che segnò la storia. L’affluenza fu altissima e, alla fine, prevalse la Repubblica con circa 2 milioni di voti di scarto. Il re Umberto II abbandonò l’Italia, e con lui si chiudeva definitivamente il capitolo monarchico
Ma per capire fino in fondo perché i gavignanesi scelsero la libertà e la democrazia, dobbiamo guardare le pietre che ci circondano, la storia millenaria che si respira nei vicoli del nostro borgo.
Gavignano non è un luogo nato ieri. Le nostre radici affondano nel cuore del Medioevo, quando questo colle divenne un presidio di vita, di difesa e di comunità. Tra queste mura è passata la grande storia d'Europa. Pensiamo al nostro maestoso Palazzo Baronale, fortezza che vide nascere e crescere Lotario dei Conti di Segni, l'uomo che sarebbe diventato Papa Innocenzo III, una delle figure più influenti e potenti dell'intera cristianità medievale.
Siamo stati testimoni nei secoli di contese, alleanze e passaggi di potere: dai Conti di Segni ai contrasti con la vicina Anagni, fino all'arrivo degli Sforza e dei Barberini. Gavignano ha vissuto l'epoca dei feudi, ma la sua gente ha sempre mantenuto un'anima fiera, legata alla terra, mossa da un profondo istinto di dignità e di autonomia. I nostri antenati hanno coltivato questi campi, protetto queste mura e tramandato una cultura del lavoro e del rispetto reciproco che è diventata il pilastro invisibile della nostra comunità.
Quando nel 1946 la storia ha chiamato l'Italia a scegliere il proprio futuro, gli Italiani hanno risposto portando nel voto quella stessa fierezza antica. I sacrifici imposti dalla guerra, le privazioni e il tributo di sangue pagato dai nostri figli più cari avevano reso chiaro un fatto: il tempo dei signori e dei sovrani era finito. Era giunto il tempo del popolo.
Oggi, davanti al nostro Monumento, il pensiero commosso di tutta la comunità va a chi ha pagato con la vita il prezzo della nostra libertà.
Ricordiamo i nostri soldati partiti per i fronti e mai più tornati, i figli delle nostre famiglie storiche: penso al sacrificio del soldato Giuseppe Baiocchi, che cadde vittima dei combattimenti o delle immediate ritorsioni tedesche successive all'armistizio; all'eroismo silenzioso di Luigi Sinibaldi un cittadino che scelse di non girarsi dall'altra parte di fronte ai soprusi dell'occupante nazista, aiutando chi era in pericolo,
l suo "eroismo silenzioso" venne pagato a caro prezzo, finendo nel mirino delle forze tedesche o dei collaboratori fascisti durante i rastrellamenti nella Valle del Sacco. Venne ucciso brutalmente per aver protetto la propria comunità o per essersi opposto alle razzie e alle violenze perpetrate dai soldati in ritirata.
Al coraggio di Antonio Felici fucilato dalle truppe d'occupazione tedesche (spesso appartenenti alle divisioni paracadutiste o d'infanteria che presidiavano la zona tra Colleferro, Segni e Gavignano) in uno dei tanti episodi di violenza di piazza o di ritorsione contro i civili considerati "ribelli" o non collaborativi, e di tutti i giovani gavignanesi i cui nomi sono scolpiti nel marmo e nella nostra memoria collettiva.
E insieme a loro, ricordiamo le ferite impresse sul nostro stesso suolo, il dolore delle vittime civili e il sacrificio di Liva D'Eramo, strappata alla vita dalla violenza della guerra proprio qui, nelle nostre terre, uccisa a Gavignano il 31 ottobre 1943.
L'episodio è catalogato nell'Atlante delle Stragi Nazifasciste in Italia come un crimine di matrice nazista. Nell'autunno del 1943, la zona a sud di Roma e la Valle del Sacco stavano diventando una retrovia caldissima per le truppe tedesche, impegnate a organizzare la difesa della Linea Gustav e a gestire il controllo del territorio contro i primi nuclei partigiani e i civili che non collaboravano.
I dettagli precisi sulla dinamica (se si sia trattato di un colpo d'arma da fuoco durante un rastrellamento, di una rappresaglia o di un tentativo di requisizione finito nel sangue) restano purtroppo fumosi nei documenti ufficiali dell'epoca, tanto che la modalità dell'episodio viene spesso classificata come "ignota". Tuttavia, la datazione e l'attribuzione confermano che Liva cadde vittima diretta della violenza dell'occupazione tedesca proprio nei giorni in cui il territorio di Gavignano cominciava a subire la stretta più dura della guerra.
A loro, a ogni singolo nome che oggi risuona nei nostri cuori, dobbiamo la nostra Repubblica. La democrazia non ci è stata regalata: è stata pagata con il loro sangue e con il dolore delle madri di Gavignano.
— Piero Calamandrei disse :
"La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse."
Questo combustibile, cari Gavignanesi, siamo noi.
Guardare al domani con l'orgoglio del nostro passato.
Oggi la storia ci sfida in modo diverso. Viviamo tempi complessi, fatti di incertezze economiche, di isolamento sociale e di tensioni globali che a volte rischiano di farci sentire fragili. Ma un paese che ha superato secoli di assedi, pestilenze, carestie e che ha saputo rinascere dopo una guerra mondiale, non ha motivo di avere paura del futuro.
La Festa della Repubblica ci ricorda che siamo nodi della stessa rete. Curare il nostro borgo, valorizzare il nostro patrimonio storico, restare uniti nelle difficoltà e aprire le braccia a chi ha bisogno: questo è il nostro modo quotidiano di fare la Repubblica.
Guardiamo allora a questa bandiera tricolore che sventola fiera sul panorama della nostra valle. In quel verde, in quel bianco e in quel rosso ci sono le nostre colline, la purezza dei nostri ideali e il sangue di chi ci ha preceduto.
Oggi, da Sindaco, ma prima di tutto da cittadino innamorato di del nostro Paese, vi chiedo di essere fieri della nostra storia e del nostro presente. Custodiamo le nostre radici per dare ali forti ai nostri giovani.
Cari giovani tocca ora a voi scrivere la storia della Repubblica. Scegliete gli esempi, i volti, i modelli, le tante cose positive da custodire della nostra Italia.
E poi preparatevi a vivere i capitoli nuovi di questa storia, ad essere voi, i veri protagonisti del nostro futuro.
La Festa della Repubblica ci ricorda che tutti noi siamo chiamati a metterci al servizio della nostra comunità, onorando la nostra straordinaria Costituzione e rendendo onore ai sacrifici di vite umane e sofferenze che il nostro popolo, il popolo italiano ha dovuto affrontare.
Per questo oggi voglio donare a voi ragazzi la nostra Costituzione, come segno tangibile dei nostri sacrifici, quelli di tutti gli italiani per non dimenticare e guardare al futuro con speranza proprio grazie al nostro futuro, che siete voi.
Buona Festa della Repubblica a tutti voi, buona festa alla nostra amata Gavignano!
VIVA LA REPUBBLICA, VIVA L’ITALIA, VIVA GAVIGNANO!
Il Sindaco
Arch. Ivan Ferrari
A cura di
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Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2026, 15:56